Un viaggio tra storia, mito e spiritualità, alla riscoperta di ciò che ci lega alla Terra e al Cosmo
E se le storie degli antichi custodissero ancora chiavi preziose per comprendere noi stessi e il nostro presente?
Domenica 25 ottobre, alle ore 17:30, presso La Casa del Ben-Essere di Pianoro, vi invitiamo a un incontro speciale con Stefano Piroddi, autore della saga letteraria Sandahlia, per un aperitivo letterario che intreccia storia, mito, spiritualità e riflessione sul nostro modo di abitare il mondo.
Un’occasione per lasciarsi accompagnare in un viaggio che parte dalla Sardegna antica, attraversa le vicende di un popolo che seppe opporsi alla potenza di Roma e approda a interrogativi profondamente attuali: chi siamo? Da dove veniamo? Quale rapporto abbiamo con le nostre radici, con la Natura e con il nostro destino?
Sandahlia: una storia antica che parla anche di noi
Ambientata nel contesto delle guerre tra Sardi e Romani del III e II secolo a.C., la saga di Sandahlia rilegge l'epopea di un popolo andando oltre la dimensione puramente storica e militare. Al centro del racconto emerge una visione dell'esistenza nella quale Uomo, Natura e Cosmo non sono realtà separate, ma parti di un unico ordine sacro.
La figura di Amsicora, protagonista della memoria storica e simbolica della resistenza sarda, diventa così il punto di partenza per esplorare un universo di valori, immagini e significati che ancora oggi possono parlarci. Perché il passato non è soltanto qualcosa da conoscere o ricordare: può diventare uno specchio attraverso cui osservare il presente e riscoprire dimensioni dell'esperienza umana che rischiamo di trascurare.
Durante l'incontro entreremo nel mondo di Sandahlia attraverso i suoi cinque pilastri fondamentali: Antenati, Bellezza, Comunità, Terra e Destino. Cinque temi che diventano altrettante porte d'accesso a una riflessione sul nostro modo di vivere, sulle nostre scelte e sul legame che ci unisce a ciò che ci circonda.
Dalle radici alla consapevolezza: cinque temi per ritrovare il senso
Che cosa significa, oggi, mantenere vivo il legame con gli Antenati, in una società che spesso sembra aver smarrito la memoria delle proprie origini? E come possiamo riscoprire le nostre radici senza rimanere prigionieri del passato, trasformandole invece in una risorsa per affrontare il presente?
Che posto occupa la Bellezza nella nostra vita? Non soltanto come esperienza estetica, ma come possibilità di dare forma alla nostra esistenza, riconoscere ciò che ha valore e ritrovare un rapporto più autentico con noi stessi e con il mondo.
E ancora: che cosa significa appartenere a una Comunità? Come possiamo recuperare il senso della responsabilità reciproca, della partecipazione e di un destino condiviso, andando oltre l'individualismo che caratterizza gran parte della vita contemporanea?
La Terra, poi, non è soltanto lo spazio in cui viviamo o una risorsa da utilizzare. Nella visione evocata dalla saga, rappresenta una dimensione fondamentale della nostra esistenza, con cui ristabilire un rapporto di ascolto, rispetto e appartenenza.
Infine, il Destino: quanto siamo disposti a riconoscere il nostro ruolo nella vita? In quale misura possiamo diventare protagonisti consapevoli del nostro percorso, assumendoci la responsabilità delle nostre scelte e del modo in cui decidiamo di stare al mondo?
Sono interrogativi che nascono dal racconto letterario, ma che ci riguardano direttamente. Domande aperte, capaci di stimolare un confronto personale e collettivo.
La Donna-Dea e l'Uomo-Eroe: archetipi da riscoprire
Uno degli aspetti più suggestivi della saga è la presenza delle figure della Donna-Dea e dell'Uomo-Eroe, intese non soltanto come personaggi o simboli di un passato lontano, ma come immagini archetipiche attraverso cui interrogare la nostra esperienza interiore.
La Donna-Dea richiama il principio generativo, intuitivo e fecondo: la capacità di custodire la vita, nutrirla e trasformarla, accogliendo la dimensione creativa dell'esistenza.
L'Uomo-Eroe rappresenta invece colui che accetta il viaggio, affronta la prova, compie delle scelte e si assume la responsabilità del proprio destino. È l'immagine di chi trova il coraggio di mettersi in cammino e di lottare per ciò in cui crede.
Queste figure aprono uno spazio di riflessione sul rapporto tra forza e sensibilità, creazione e trasformazione, libertà e responsabilità. Ci invitano a chiederci quali energie riconosciamo dentro di noi e quali, invece, abbiamo lasciato in ombra.
In questa prospettiva si inserisce anche l'idea dell'“Assoluto sognante”, evocata da Piroddi: una dimensione nella quale la vita può essere vissuta come un'opera da creare, una danza in cui ciascuno è chiamato a trovare il proprio ruolo e a esprimere le proprie possibilità.
La Sardegna come porta verso un immaginario universale
La Sardegna, con la profondità della sua storia e la ricchezza del suo patrimonio simbolico, costituisce il punto di partenza di un percorso che può aprirsi a orizzonti più ampi.
Le immagini del femminile sacro presenti nelle interpretazioni delle figurine femminili prenuragiche, i culti delle Deae Matres del mondo celtico e il principio divino femminile della Shakti nella tradizione indiana offrono suggestivi spunti di confronto tra culture differenti.
Anche la danza cosmica di Shiva, nella figura del Nataraja, richiama un'immagine potente: la vita come movimento incessante, in cui creazione, conservazione e trasformazione partecipano al ritmo dell'universo.
Questi riferimenti, pur appartenendo a contesti storici e culturali distinti, ampliano la prospettiva dell'incontro e invitano a esplorare il modo in cui popoli e tradizioni diversi hanno cercato di dare significato al mistero dell'esistenza, al rapporto con il sacro e alla relazione tra l'essere umano e il cosmo.
Un incontro per nutrire domande, aprire prospettive e condividere
L'appuntamento con Stefano Piroddi sarà un dialogo aperto e informale con l'autore, un'occasione per conoscere più da vicino la saga di Sandahlia, approfondirne i temi e lasciarsi stimolare da una narrazione che unisce epica, memoria storica e ricerca di significato.
Non è necessario conoscere già i romanzi per partecipare: l'incontro si rivolge a chi ama la letteratura, a chi è affascinato dalla storia e dai miti, ma anche a chi sente il desiderio di interrogarsi sul proprio percorso, sul senso di appartenenza e sulle possibilità di vivere in modo più consapevole.
Perché, in fondo, la domanda non riguarda soltanto ciò che accadde alla Sardegna di Amsicora, ma anche ciò che è accaduto a noi. Dove sono finiti il nostro rapporto con la Terra, la capacità di sognare, il senso del sacro e il coraggio di dare forma alla nostra esistenza?
Forse il viaggio di Sandahlia può aiutarci a guardare queste domande da una prospettiva nuova e a riconoscere, nelle storie degli antichi, qualcosa che continua a risuonare nel presente.
Vi aspettiamo per condividere questo percorso tra parole, simboli, storia e visioni, accompagnati da un aperitivo e dalla possibilità di incontrare direttamente l'autore.